F O R M A | La nuova strategia ambientale di Londra - Intervista ad Ascanio Vitale
La sostenibilità e l'efficenza energetica sono al centro della ricerca di Ascanio Vitale. Parliamo con lui delle nuove politiche ambientali promosse dal sindaco di Londra.
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La nuova strategia ambientale di Londra – Intervista ad Ascanio Vitale

Dopo avere lavorato per Greenpeace, il WWF e il Fatto Quotidiano, Ascanio è volato a Londra e ha fondato StopCO2. La sostenibilità e l’efficenza energetica sono al centro della sua ricerca. Parliamo con lui delle nuove politiche ambientali promosse dal sindaco di Londra.

Ascanio, le politiche energetiche di Sadiq Khan sembrano molto ambiziose.  La Draft London Environment Strategy ha tra i suoi obiettivi la trasformazione di Londra in una metropoli “carbon free” e a “rifiuti zero” entro il 2050.  Molti hanno gridato al miracolo, altrettanti hanno messo in discussione la fattibilità del sogno.  Tra i commentatori è difficile trovare una posizione bilanciata. Qual è la tua?

Ho letto con attenzione il documento e se da un lato mi ha colpito la completezza e organicità del programma – requisito fondamentale per poter realmente raggiungere l’obiettivo di effettuare una transizione di un sistema complesso come una metropoli – dall’altro ho seri dubbi sull’effettiva strategia operativa. La sostenibilità è un concetto complesso e spesso viene semplificato focalizzandolo unicamente su porzioni di ciclo produttivo. Negli ultimi anni si è fatta strada la definizione di economia circolare, utile a far comprendere come l’analisi di qualsiasi processo debba tener conto di tutta la catena produttiva, dall’inizio alla fine del ciclo. Un esempio classico è il sistema di gestione dei rifiuti. Il piano di Khan conserva la vecchia impostazione che include l’incenerimento dei rifiuti in un ciclo etichettato come virtuoso, nonché pone target troppo modesti persino rispetto alla regolamentazione già in vigore nell’Unione Europea. Spargere rifiuti in atmosfera per centinaia di chilometri quadrati e portarne in discarica ancora il 35% nel 2030 non aiuterà a rendere Londra una città all’avanguardia nella sostenibilità. Seppure sia un tema molto complesso per i numerosi stakeholder coinvolti, la rigorosità scientifica dovrebbe essere un assunto obbligatorio

Questa nuova strategia ambientale viene pubblicata in un periodo dove la distanza tra le politiche energetiche nazionali e le politiche metropolitane di Londra sembra crescere. Da un lato la resistenza dei governi conservatori di Cameron e May a tutto ciò che “rallenta” l’industria immobiliare, le continue modifiche o rimozioni degli standard obbligatori di efficenza energetica e la strizzata d’occhio al fracking. A Londra, in controtendenza, si costruiranno solamente edifici “zero carbon” a partire dal 2019 e si progetta addirittura un nuovo parco nazionale. Oltre alle differenze di scala, come si spiega questa divergenza?

Il Sindaco Khan sta semplicemente tenendo fede all’impegno che l’ultimo governo Labour prese per quanto riguarda la regolamentazione edilizia. Il piano era di anticipare i tempi rispetto al resto dell’Unione Europea, introducendo edifici residenziali “zero carbon” entro il 2016 e commerciali entro il 2019. Purtroppo, l’avvento dei conservatori – storicamente legati a lobby contrarie alle politiche di transizione – ha riportato la Gran Bretagna a ritardare questi obiettivi, con il rischio di eliminarli completamente sfruttando l’occasione della Brexit.

La strada verso l’edilizia sostenibile deve ancora sconfiggere resistenze principalmente dovute ai forti ritardi di adattamento dell’offerta tecnologica alla domanda di mercato. Impianti, isolamenti e soluzioni architettoniche complesse richiedono un investimento di capitale superiore rispetto al passato. Solamente coordinando un equo sistema di incentivazione statale per privati e aziende con l’obbligo di un progressivo miglioramento dei livelli di efficienza energetica si riuscirà a rendere universale l’accesso a soluzioni sostenibili. Attualmente, il governo procede in direzione contraria in entrambi i campi.

Il livello medio di sostenibilità ed efficenza energetica degli edifici di nuova costruzione nella capitale è migliorato costantemente dall’inizio del millennio, sia sotto la guida di Ken Livingstone che sotto Boris Johnson.  Quali sono i “buchi neri” energetici di Londra più difficili da controllare e trasformare?

La Building Regulation è stata migliorata negli anni e fissa target sufficientemente alti per la realizzazione di edifici a basso consumo. Si può sempre migliorare, ma se dovessi identificare due principali punti deboli della transizione energetica dell’edilizia londinese, non avrei molti dubbi. Da un lato, le deroghe fornite ai troppo numerosi edifici “listed”, che rallentano la transizione energetica di gran parte del centro città, specialmente quelle legate all’isolamento termico. Dall’altra, l’aumento dei progetti di verticalizzazione estrema che contravvengono alle regole basilari della progettazione a basso consumo e caricano in maniera eccessiva le infrastrutture concepite per una città a sviluppo orizzontale.

Molte delle attuali politiche e leggi britanniche sul tema “energia e sostenibilità” sono nate e cresciute nel contesto culturale europeo o sono esplicite trasposizioni domestiche di direttive e decreti continentali.  La Brexit è ancora un fantasma, ma quale potrebbe essere il suo impatto sulle regole del gioco nel Regno Unito?  “Liberi tutti” o un semplice “copia e incolla” delle vecchie leggi?

Come tutte le inversioni di rotta drastiche in politica, Brexit può rappresentare un’opportunità, così come nascondere tanti sotterfugi e speculazioni in attesa di una distrazione mediatica. Stiamo vivendo in un limbo regolamentativo che al momento genera un rallentamento dell’economia generale e i segnali per il post-Brexit sono attualmente piuttosto negativi. Il governo britannico è stato uno dei pochi – assieme a quello italiano – a porre resistenza in molte risoluzioni europee sulla sostenibilità. Il Clean Air Act è uno degli esempi più eclatanti: la pressione britannica è stata determinante per l’innalzamento dei target per i livelli minimi degli inquinanti in atmosfera. In assenza di obblighi europei, è molto probabile che si diluiscano ulteriormente i tempi di adeguamento. L’esperienza sugli obiettivi di risparmio energetico in edilizia dovrebbe già far capire l’atteggiamento del governo nei confronti di misure simili. Noi faremo sentire la nostra voce.

Pensiamo positivo.  Tre progetti urbani (o architettonici) di grande scala degli ultimi cinque anni che hanno fatto avanzare Londra verso un futuro “a impatto zero”.

In realtà, a livello architettonico Londra non ha sviluppato particolarmente il discorso energetico sulla grande scala, dando spazio principalmente a progetti di verticalizzazione estrema in acciaio e cristallo. Per quanto si possano fare sforzi nella scelta di sistemi energeticamente efficienti, il fattore forma di questi edifici comporta intrinsecamente un consumo eccessivo. Per contro, le nuove edificazioni residenziali e commerciali di più piccola taglia, ormai completamente in cemento, stanno radicalmente abbattendo le dispersioni tipiche dell’edilizia tradizionale britannica.

Dove, invece, Londra lavora sodo per mantenere il primato è sulla mobilità urbana, nonché nella abile decentralizzazione delle infrastrutture: fattore fondamentale per la razionalizzazione e l’efficenza di una metropoli.

La riconversione delle vecchie linee ferroviarie secondarie e l’unificazione delle società di gestione in quella che oggi chiamiamo Overground ha aperto un nuovo capitolo nella mobilità urbana su ferro. TFL in questi anni sta implementando le tecnologie a risparmio energetico adottate dalla Overground anche nei convogli dell’Underground, includendo gruppi frenanti a recupero cinetico e motori più efficienti, nonché rinnovando i sistemi di illuminazione e segnaletica con tecnologie a LED. Hanno anche un gruppo di ingegneri che collabora con il Council di Islington sul recupero termico dall’aria in uscita dalle stazioni sotterranee per integrare il riscaldamento a bassa temperatura delle vicine abitazioni.

Te ne aggiungo uno che è in discussione in questo periodo: il recupero di vecchi sistemi di gallerie sotterranee e percorsi urbani per la trasformazione degli stessi in tratte ciclabili. Londra è stata la prima metropoli europea in cui il numero di biciclette ha superato il parco auto circolante.

Molti investitori e sviluppatori immobiliari fanno ancora fatica a credere che il profitto economico e lo sviluppo sostenibile possano avanzare in parallelo.  Hai 100 parole per convincerli.

In quasi 12 anni, la mia società ha sviluppato quasi un centinaio di progetti, tutti orientati alla sostenibilità. L’approccio è sempre stato quello di realizzare risparmi o profitti in grado di ripagare ampiamente i costi extra iniziali, dovuti all’avanzamento tecnologico delle soluzioni proposte. Se pianificata a dovere, la sostenibilità ambientale sfrutta le sinergie dei risparmi ottenibili dalla razionalizzazione energetica e operativa, sia in un sistema edificio che in un’azienda, aggiungendo ai risparmi in bolletta il guadagno in termini di salubrità e comfort degli ambienti. Affidarsi a tecnici competenti e project manager in grado di modulare i contributi delle diverse soluzioni per il massimo rendimento economico è la scelta vincente.

Un regalo ai lettori di FORMA: il libro che ha cambiato nel profondo il tuo modo di lavorare a difesa dell’ambiente.

“Natural Capitalism”, di Paul Hawken e Amory Lovins. Ancora incredibilmente attuale, il libro ha la capacità di affrontare un ampio campo di settori produttivi e servizi, nei quali l’introduzione di tecnologie e soluzioni esistenti potrebbe contribuire a ridurre drasticamente il nostro impatto e creare una società più equa e sostenibile.

 

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