F O R M A | Urbanisti nel Regno Unito - Consigli per cercare lavoro
Naike, Massimiliano e Michela, tre urbanisti italiani che vivono a Londra, condividono con noi i loro tips per trovare lavoro.
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Urbanisti nel Regno Unito – Consigli per cercare lavoro

Per lavorare nel Regno Unito ci vuole tenacia nel cercare posizioni adatte al proprio profilo e flessibilità nell’accettare mansioni che sembrano lontane dai propri obiettivi. Si compete con candidati provenienti da tutto il mondo. Bisogna convincere i datori di lavoro che la mancanza di esperienza nell’urbanistica inglese non è un limite. Una volta entrati nel sistema, crescere sarà una questione di tempo. Ma come si apre quella porta? Dove va diretta la ricerca? Lo chiediamo a Naike, Massimiliano e Michela, tre urbanisti italiani che lavorano a Londra.

Dritti al punto: dove e quando vi siete laureati, da quanti anni abitate a Londra e dove lavorate attualmente?

Naike Zambotti (NZ): Sono laureata in Urbanistica (Triennale e Specialistica) al Politecnico di Milano, e ho finito i miei studi nell’ottobre 2013. Vivo a Londra dal 2014 e lavoro come Urban Designer presso Boyer, uno studio di consulenza urbanistica (planning consultancy).

Massimiliano a Prato (MA): Laureato in Urbanistica presso la facoltà di Architettura del Politecnico di Milano nel 2005. A Londra dal Settembre 2015. Lavoro nel dipartimento di “Housing, Growth and Planning” del Westminster City Council.

Michela Leoni (ML): Laureata in Pianificazione Urbanistica e Territoriale allo IUAV di Venezia (triennale) nel 2011 con successivo Master of Science in International Planning conseguito nel 2012 presso la Bartlett School of Planning – University College of London (UCL). Sono tornata a Londra all’inizio del 2016 e ora lavoro presso il Westminster City Council e mi occupo di politiche urbane (ma non solo).

Quali metodi di ricerca avete utilizzato nei primi mesi in città? Avete fatto lavori extra prima di iniziare a lavorare nel vostro settore di competenza?

NZ: Nei primi mesi ho inviato curriculum, porta a porta ed online. Ho preso capito l’importanza del networking in Inghilterra, e per questo ho iniziato a fare la volontaria presso il PAE (Planning Aid England). Ė stata un’ottima opportunità per iniziare a familiarizzare con il sistema del planning inglese e conoscere persone del settore. Prima di entrare nel settore ho fatto lavoretti extra per circa tre-quattro mesi.

MA: Principalmente attraverso siti di agenzie di recruitment specializzate in planning. Ho preferito non cercare altri lavori ma investire il mio tempo in biblioteca a studiare il sistema dell’urbanistica inglese.

ML:  Mi sono trasferita nuovamente a Londra solo dopo aver ottenuto un’offerta di lavoro. Per trovare lavoro dall’Italia ho usato principalmente motori di ricerca come Indeed o siti come Planningjobs. E’ importante dare la propria disponibilità per un colloquio in persona, se ci si può permettere di passare un paio di giorni nel Regno Unito. Nelle piccole società di consulenza forse i colloqui via Skype sono più frequenti, ma gli studi più grandi e soprattutto il settore pubblico si basano ancora principalmente su colloqui faccia a faccia.

Quali sono gli ostacoli più grandi per chi arriva in Inghilterra con una laurea in urbanistica italiana?

NZ: L’ostacolo più grande ė stato quello di non aver avuto esperienza nel settore inglese. Inoltre sapevo di non voler diventare un town planner “classico” ma volevo continuare a progettare e utilizzare programmi di grafica. Per questo ho poi intrapreso la via dell’Urban Design.

MA: Ricevevo quotidianamente telefonate di recruiters interessati al mio profilo, ma riscontravano la mia mancanza di esperienza lavorativa in UK.

ML: Spesso una “barriera all’ingresso”, specialmente nel settore pubblico, consiste nel fatto che ai candidati venga richiesto di possedere un titolo di laurea riconosciuto dall’RTPI (Royal Town Planning Institute), il che in sostanza significa aver conseguito un titolo di studio nel Regno Unito. Credo però che il peso di questo fattore stia diminuendo in quanto recentemente l’RTPI ha creato un nuovo percorso di accreditamento che permette anche a chi non ha studiato nel Regno Unito di ottenere il titolo professionale (tutte le informazioni sono nel sito www.rtpi.org.uk). La mancata esperienza pregressa in UK non mi è sembrata il fattore principale nella selezione dei candidati. Ovviamente quella fornisce un vantaggio, ma nel caso di molti colleghi stranieri è stata piuttosto la determinazione, la voglia di capire come funziona il sistema (quindi lo studio autonomo, il tenersi aggiornati, networking, parlare con la gente e leggere i giornali per capire i temi chiave, ecc.) e soprattuto un atteggiamento umile e positivo.

Cosa cercano i datori di lavoro nei nuovi candidati? Quali sono i vantaggi di essere “esterni” al mondo della pianificazione inglese?

NZ: Penso che l’importante sia essere svegli ed avere voglia di imparare e la capacità di integrarsi rapidamente all’interno dei gruppi di lavoro. Reputo il nostro corso di laurea senza dubbio un vantaggio. Il fatto di studiare urbanistica in un’università di architettura e di avere esami intersettoriali ci dà qualcosa in più. Spesso chi si laurea in facoltà di urbanistica inglese ha competenze modeste per quanto riguarda la pratica dell’architettura, l’uso di programmi di grafica e progettazione.

MA: Nella mia esperienza qui si viene messi alla prova sul campo, senza discriminazioni. Il vantaggio di essere italiani è la voglia di dimostrare di valere quanto gli inglesi, pur partendo da una posizione svantaggiata.

ML: Serietà, professionalità e buone maniere. La capacità di lavorare in squadra, condividendo informazioni e aiutandosi a vicenda. L’aver studiato e soprattutto l’essere cresciuta in Italia è stata per me un’educazione inestimabile. Molte delle qualità degli spazi urbani del nostro quotidiano in Italia, a cui siamo abituati e che quindi spesso diamo per scontato, assieme alle pratiche che vi si svolgono e che ne costituiscono parte fondamentale, costituiscono degli elementi essenziali per imparare a costruire delle città in cui la gente vuole vivere e a cui decide di appartenere.

Come si può accumulare esperienza e migliorare la propria visibilità mentre si aspetta l’occasione giusta per iniziare un nuovo lavoro?

NZ: Dopo aver individuato il settore di preferenza consiglio di informarsi il più possibile, di partecipare a conferenze, seminari e mostre. Un’esperienza di volontariato è inoltre sempre molto apprezzata.

MA: Ho lavorato come planning consultant volontario per Planning Aid England, facendo parte assieme alla Westminster University del gruppo di consulenti per il “Sommers Town Neighborhood Forum”. Inoltre ho prodotto una ricerca sulle tipologie di consulenza offerte al pubblico dai trentadue council di Londra e altri cinquanta sparsi in tutta l’Inghilterra. Una volta inserite queste due esperienze nel curriculum sono arrivati i primi colloqui.

ML: Non aver paura di parlare con colleghi o persone che sono nella tua stessa situazione, anzi, crearsi più occasioni possibili per farlo. Tra i vari modi suggerisco di contattare professionisti del settore, anche attraverso Linkedin e chiedere di poterli incontrare per un caffè e una chiacchierata informale. Questo può essere utile soprattutto per capire com’é strutturato il settore, quali ruoli esistono e quali sono i percorsi professionali che si possono intraprendere. Sembra un metodo un po’ strano, ma in realtà la gente è molto aperta a questo tipo di informal chat. L’intraprendenza, curiosità e volontà di imparare vengono sempre apprezzate. Inoltre ogni tanto questi incontri generano opportunità future, in quanto la chiacchierata informale può fornire all’interlocutore molte informazioni che generalmente si cercano di carpire durante il colloquio di lavoro.

Eravate già iscritti all’Albo professionale in Italia prima di trasferirvi a Londra? Quanto ha influito questo titolo nel vostro curriculum?

NZ: Non ero iscritta e nel mio caso non ha fatto alcuna differenza.

MA: Non ero iscritto all’albo e non credo avrebbe avuto molta importanza perché la laurea italiana non e’ riconosciuta dal Royal Town Planning Institute (ordine degli urbanisti nel Regno Unito). In Inghilterra contano di più l’attitudine e l’impegno dei titoli accademici.

ML: No. Non avendo la specialistica italiana, non ho ritenuto utile iscrivermi all’albo come “Pianificatore Junior”. Questa mancanza non ha avuto nessuna influenza sulla ricerca di lavoro in UK.

Che consigli pratici dareste a chi sta sistemando il proprio Curriculum Vitae? Errori da evitare? Strategie per mettere in luce le qualità più importanti?

NZ: Siate concisi e selettivi. A seconda della posizione per cui fate domanda il Curriculum Vitae ed il portfolio devono essere preparati ad hoc. Informatevi sulla tipologia di progetti e sul modus operandi dell’azienda che scegliete. Siate selettivi sui progetti che presentate, avrete sempre tempo di approfondire al momento del colloquio. Scegliete poche immagini ma chiare e leggibili, e occhio agli errori di grammatica e spelling.

MA: Concentratevi sulle esperienze pratiche e i risultati raggiunti. Enfatizzate le migliorie apportate nei processi durante le esperienze lavorative precedenti. Non una lista di mansioni ma un’analisi del vostro contributo personale al successo di un progetto.

ML: In UK non si mette la foto, né la data di nascita sul proprio CV. Questo è un modo per essere più obbiettivi nella selezione. Un altro errore da evitare è scrivere “Curriculum Vitae” in cima al CV perchè è ridondante: lo si capisce che è un CV! Attenzione poi a evitare tutta una serie di cliché: affermazioni vuote lasciano il datore di lavoro indifferente e spesso seccato, e possono essere un motivo di rapido cestinamento del CV. Date un’occhiata a questa lista.

Ogni affermazione come ad esempio “lavoro bene in gruppo” deve essere sostanziata da almeno un esempio pratico. E in ultimo, non sottovalutate le vostre esperienze pregresse. Anche lavori non direttamente inerenti a quello a cui state puntando vi hanno fornito sicuramente degli strumenti e competenze che possono essere utili nel vostro prossimo lavoro. Ad esempio un lavoro da commesso o centralinista vi ha fornito delle capacità di lavorare a contatto con il pubblico e insegnato a gestire diversi tipi di persone e a mantenere il controllo in situazioni non sempre tranquille. Cercate di trovare la giusta prospettiva, e vi renderete conto di avere già in mano molte competenze che non vi eravate accorti di possedere.

Quali libri, riviste o siti web vi hanno aiutato di più nel trovare lavoro?

NZ: Inizialmente ho usato molto il sito del Royal Town Planning Institute (RTPI) per cercare di capire come muovermi nel settore della pianificazione inglese. Ora i miei siti di riferimento sono quello dell’Urban Design Group, RIBA, NLA e, ovviamente, il sito di FORMA 🙂

MA: “You are hired!” di Corinne Mills è un ottimo libro. Contiene consigli utili su come strutturare il curriculum “all’inglese” e aiuta a preparare il colloquio secondo le tipologie di domande più frequenti. Come sito web consiglierei quello dell’RTPI perché offre l’opportunità di capire meglio il sistema del planning inglese e trovare eventi interessanti.

ML: Per perfezionare il CV ho guardato le guide delle risorse umane di molte università del Regno Unito. Per trovare lavoro nel pubblico ho usato motori di ricerca generici come Indeed e visitato direttamente i siti delle Local Authorities a cui ero interessata. Se siete interessati più al settore privato, il database dell’RTPI è un buon punto di partenza per scoprire società di consulenza nel settore e di cosa si occupano. Suggerisco anche di esplorare i siti di Urban Design Group, RIBA, NLA, soprattutto per trovare i nomi degli speaker nei loro eventi. Da li è facile fare una ricerca su Google e capire di cosa si occupa la loro azienda o a che progetti hanno lavorato recentemente. Può essere un’occasione per trovare nuovi contatti e magari per mandare una mail a una di queste persone per chiedere una copia digitale di una pubblicazione dell’azienda a cui siete interessati o di una presentazione powerpoint di un evento a cui non si è riusciti a partecipare.

Che effetto ha avuto la Brexit sull’urbanistica? Credete che ci sarà ancora bisogno di urbanisti europei in Inghilterra nei prossimi anni?

NZ: Non sono ancora chiare le ripercussioni che la Brexit avrà sull’urbanistica inglese, ma credo che in futuro ci sarà ancora bisogno di urbanisti (e non solo) europei. Il voto ha sicuramente portato incertezza nel settore ma i principali costruttori inglesi non sembrano rallentare, ed anzi si sono aperte nuove opportunità. Non solo, la maggior parte della forza lavoro qualificata arriva da già oltremanica. Nel team in cui lavoro più della metà delle persone proviene da altri paese, e nell’azienda precedente eravamo tutti “stranieri”. Quali ripercussioni ci sarebbero nell’urbanistica inglese senza il nostro contributo?

MA: Forse bisognerebbe attendere il fatidico Marzo 2019 per dirlo con certezza. Recentemente ho saputo di una ragazza italiana laureata in urbanistica che è stata invitata ad un colloquio da un comune londinese, via e-mail, senza neppure essere basata a Londra… caso abbastanza indicativo della necessità di personale nel settore pubblico.

ML: Sembra che nel clima di incertezza corrente alcuni inglesi abbiano optato per lande più verdi, e molti professionisti europei e dal resto del mondo che prima avevano in mente di puntare al Regno Unito, abbiano preferito spostare l’attenzione verso altri paesi. I datori di lavoro sono ora forse ancora più interessati a risorse d’oltremanica sveglie e desiderose di mettersi in gioco. Londra sembra ancora continuare a crescere, sia fisicamente sia in termini di accumulo di conoscenza e sviluppo di nuove idee. Vantaggi della path dependency?

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