F O R M A | Costruire un business tra Italia e Regno Unito - Intervista a Luca Pietrobelli e Riccardo Vicarelli
Un architetto e un business developer lasciano l'Italia per fondare un'impresa edile in Inghilterra. Dopo le sfide iniziali, Three Arches sta crescendo con progetti sempre più grandi e complessi. Quali sono le strategie migliori per farsi spazio nel mercato? Quali sono i vantaggi di avere un ponte con l'Italia? Ne parliamo con Luca e Riccardo.
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Un business tra Italia e UK – Intervista a Luca Pietrobelli e Riccardo Vicarelli

Un architetto e un business developer lasciano l’Italia per fondare un’impresa edile in Inghilterra. Dopo le sfide iniziali, Three Arches sta crescendo con progetti sempre più grandi e complessi. Quali sono le strategie migliori per farsi spazio nel mercato? Quali sono i vantaggi di avere un ponte con l’Italia? Ne parliamo con Luca e Riccardo.

La vostra società opera in Inghilterra ma ha una forte connessione con aziende e studi italiani. Quali sono le strategie più efficaci per mantenere attivi i canali e gestire le vostre attività su entrambi i fronti?

Siamo legati all’Italia su più fronti: abbiamo uno studio di progettazione di proprietà basato a Perugia che ci permette non solo di realizzare progetti nel Regno Unito ma anche di avere un punto di appoggio tecnico e operazionale per piccoli cantieri che abbiamo sul territorio Italiano

Oltre a questo collaboriamo con un’importante società immobiliare di Milano che ci offre supporto operativo per i cantieri di scala maggiore sul territorio inglese.

Una delle sfide più importanti per un’azienda di piccole dimensioni che inizia ad operare nel mercato inglese è trovare nuovi clienti. Il vantaggio di avere il marchio “Made in Italy” è utile nel settore design e architettura, ma la concorrenza è agguerrita e prodotti di qualità vengono offerti da centinaia di studi internazionali più o meno grandi. Quali sono gli strumenti più utili per farsi strada?

Io tralascerei il concetto di Made in Italy e parlerei più che altro di etica lavorativa. Lavoriamo con passione e dedizione e per questo ci distinguiamo da molti concorrenti di eguali dimensioni.

Molto spesso notiamo che nel Regno Unito si dà importanza estrema alla riscossione del compenso prima di pensare alla qualità e al metodo di lavoro. Noi siamo fieri di poter contare su un team di persone disposte a non guardare l’orologio quando bisogna completare un progetto con stile e raffinatezza. Pensiamo infatti che il modo migliore per fidelizzare clienti e partner sia dimostrare che l’attenzione al dettaglio arriva sempre prima dell’attenzione al bonifico. Questo approccio ci aiuta a generare feedback positivi e innesca un passaparola proficuo e continuativo che ci fa buona pubblicità.

Oltre a questo approccio generale, non bisogna avere paura di sporcarsi le mani e darsi da fare su più fronti per togliere pressione al cliente e prevenire problemi a valle del progetto.

Avete un team di architetti, ingegneri e operai edili composto quasi esclusivamente da professionisti italiani. Avete incontrato problemi nel “tradurre” le metodologie di lavoro utilizzate in Italia quando avete iniziato ad operare in Inghilterra? Come li avete risolti?

Il team di architetti ed ingegneri che segue la nostra attività ha dovuto confrontarsi con la normativa locale ed impararne le regole per poter operare correttamente nel mercato inglese. Le due questioni principali sono state la gestione delle planning application, che seguono una logica completamente diversa dai permessi di costruire italiani, e le building regulations che sono le normative tecniche per ottenere l’equivalente della “abitabilità”.

I nostri operai lavorano sempre con i dettagli costruttivi che noi forniamo loro, perciò non ci sono state particolari difficoltà di adattamento nella gestione dei cantieri.

La vostra azienda è accreditata con tutti gli organi professionali britannici più importanti. Avete lavorato sulle certificazioni prima di creare la società o è stato un work in progress continuato nel tempo e modificato a seconda delle esigenze?

Cantiere dopo cantiere consolidiamo il  nostro status di “safe contractor” perché operiamo secondo le normative di sicurezza locali. Tutte le certificazioni per architetti, ingegneri e costruttori che ora possiamo vantare sono state acquisite progressivamente durante la vita della nostra azienda.

Al contrario della crisi iniziata nel 2008, che ha investito il mondo delle costruzioni trasversalmente e profondamente, la Brexit sembra avere avuto impatti forti su alcuni mercati come l’edilizia di lusso ma influenze limitate su altri settori. I segnali per il futuro sono contraddittori e le opinioni degli esperti si dividono. Senza esagerare con la previsione del futuro, qual’è la vostra lettura dell’effetto Brexit sul mercato?

Brexit avrà delle ripercussioni sul mercato immobiliare ma allo stato attuale è difficile fare previsioni sull’esito di questo avvenimento storico.

Per quanto riguarda il nostro portfolio clienti vediamo che c’è sempre un dinamismo positivo forse facilitato dal fatto che la gente preferisce ottimizzare il patrimonio esistente invece di comprare proprietà nuove in un mercato un po’ incerto.

Una delle incognite maggiori della Brexit è il suo potenziale impatto sulla mobilità e la disponibilità di manodopera qualificata europea in un paese dove il fabbisogno di edilizia residenziale è in continuo aumento ma i professionisti disponibili sono in diminuzione. Avete incontrato difficoltà fino ad ora? Pensate che possano esserci problemi in futuro?

Per quanto riguarda l’approvvigionamento della manodopera da oltre manica riteniamo sia un problema minore in quanto abbiamo anche team locali di lavoratori qualificati che possono supportare fasi diverse dei nostri progetti.

Qual’è stato il momento più bello della vostra carriera, fino ad oggi?

Quando si firma un contratto interessante la soddisfazione è sempre molto elevata. Queste sono le cose che ci piace considerare come piccole vittorie anche perché lavoriamo sempre con la testa bassa e abbiamo pochissimo tempo per distrarci o fare festa. Abbiamo parecchie squadre di ragazzi da gestire e davvero non ci sono tante occasione per liberare la testa per dedicarci ad altro; perciò diciamo che iniziare un nuovo cantiere è forse la cosa più bella e motivante della nostra carriera.

Descrivete la vostra giornata tipo.

La nostra giornata è generalmente impostata il pomeriggio o sera prima; in ogni caso ci svegliamo presto perché già verso alle cinque e mezza siamo con il cellulare acceso a leggere aggiornamenti e nuove e-mail.

Lavoriamo da casa per un’ora poi mandiamo i bimbi a scuola e subito dopo, chi via treno chi via scooter, ci dirigiamo nei rispettivi cantieri per i vari incontri con i clienti. Lavoriamo in questo modo per tutta la giornata salvo quando dobbiamo discutere preventivi o nuovi progetti e quindi ci incontriamo in qualche bar logisticamente conveniente ad entrambi. Di solito finiamo verso le sei di sera ma una volta a casa ci sono mail a cui rispondere e fatture da registrare!

Quale libro, film, mostra o documentario ha avuto più effetto sul vostro stile di lavoro?

Ci entusiasmano le storie di tenacia e dedizione anche se non credo che un film in particolare possa definirsi come “role model” per la nostra attività. Abbiamo grande rispetto e ammirazione per tutti coloro che hanno tribolato e stretto i denti per raggiungere la loro soddisfazione professionale perché in un certo senso anche noi nel nostro piccolo, attraversando periodi difficili e compiendo sacrifici, ci rispecchiamo un po’ in queste storie.

Un consiglio, uno solo, a un architetto o Project Manager che vuole lasciare l’Italia per ripartire da Londra.

Londra è spietata, ci sono più opportunità lavorative che in molte città italiane ma bisogna guadagnarsi fiducia, avere molta umiltà, adattarsi alla cultura inglese e fare piccoli solidi passi senza pensare di essere più furbi degli altri trovando scorciatoie che ti fanno solo picchiare il naso. Pazienza, costanza e motivazione.

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